1513. Lo spazio delle mura

E' inesatto pensare al 1513 come all'anno di inizio dell' edificazione delle mura, se per edificare intendiamo la posa della prima pietra, l'avvio della muratura delle strutture dei baluardi e delle cortine, la fabbricazione delle ulteriori protezioni offerte dai fossati e dalle controscarpe. Niente di tutto questo, infatti, venne messo in atto in quel momento. Il 1513 fu invece l'anno, cruciale, in cui le paure dei lucchesi – quel metus hostium, quella forma di ansia per l'incalzare dell'aggressività di un nemico prossimo che aveva caratterizzato l'età comunale della nostra penisola, e che nel primo '500 aveva forse ripreso nuovo slancio in seguito alle guerre d'Italia – trovarono uno sbocco concreto in quei provvedimenti di natura legislativa che posero fine ai lavori – continui, certamente dispendiosi, quanto, a quell'altezza temporale, inutili - di restauro e di ampliamento della vecchia cinta muraria a favore di un progetto nuovo, pensato come risolutore, per il quale era necessario demolire interi quartieri, con le loro chiese, e la vegetazione che, circondando l'abitato, avrebbe negato alla nuova cinta quel respiro che la difesa dei borghi cittadini lasciati scoperti dalle mura medievali, e l'evolversi dell'arte della guerra, richiedevano.

Lucca, aveva, infatti, vecchie mura, e si può anzi dire che in fatto di strutture difensive vantasse una tradizione antichissima. La sua prima barriera, il cui andamento è ancora a tratti ricostruibile, aveva pianta rettangolare, e risaliva all'epoca in cui i romani fondarono la colonia, nel II sec. a.C. Ad essa si erano poi sostituite le seconde mura della città, la cui costruzione risulta essere già stata intrapresa nel 1081 per protrarsi per circa due secoli, e che avevano invece l'aspetto tipico delle strutture di un periodo in cui attacchi e difese si limitavano alle cariche portate avanti da gruppi armati e al lancio di pietre: erano alte, in pietra, merlate, dai camminamenti stretti. La loro conformazione, che al visitatore moderno potrebbe apparire imponente, era invece percepita all'inizio del Cinquecento come fragile, instabile, precaria, proprio da quegli esperti di tecnica e di ingegneria militare che erano consapevoli dell'innovazione introdotta dall'uso, ordinario perché ormai imprescindibile, dei cannoni. E del resto gli spazi esigui di queste strutture non avrebbero potuto offrire né la possibilità di trasportarvi artiglieria pesante, né l'opportunità di collocarla sui parapetti, considerato lo spazio necessario per l'accensione e l'arretramento – causato dal contraccolpo – dei cannoni. Diventava urgente allora racchiudere la città e la salute pubblica in un apparato difensivo moderno, efficiente, in cui nessun quartiere fosse privo della cinta, o protetto da soli steccati lignei o dalle sensibili mura in mattoni dei borghi, ma dove ad imporsi fossero invece i capienti terrapieni, adatti ad inghiottire le cannonate, e mura dall'altezza ridotta e dal percorso asimmetrico, tracciato dai rettilinei delle cortine e dalla convessità dei baluardi, attorno alle quali ogni vegetazione venisse estirpata per togliere al nemico qualunque tipo di riparo.

Tanto più che, nell'epoca di cui stiamo parlando, il nemico era per Lucca non un timore confinato nel ricordo, per quanto recente, di minacce provenute da lontano, ma un soggetto reale e imminente, che si incarnava negli intenti espansionistici della signoria medicea, destinata a godere, poco tempo più tardi, dell'egida di uno dei più aggressivi tra i suoi rappresentanti, Papa Leone X. Già infatti negli anni subito successivi all'assedio di Pisa ad opera dei fiorentini, e per l'esattezza nel 1499, il governo lucchese pensava ad un ampliamento dello spazio vitale della città con la proposta di radere al suolo i borghi di San Pietro e San Donato, in un'area compresa tra il monastero degli Angeli e la Chiesa di Santa Maria del Borgo. In quel momento forse l'idea di una struttura difensiva interamente nuova appariva ancora remota - e ad un'ipotesi di questo tipo qualcuno non mancava di rivolgersi con un certo pudore, è innegabile, anche nello stesso 1513 - in virtù soprattutto delle enormi somme di denaro che negli ultimi anni del Trecento, e per tutto l'arco del Quattrocento, erano state destinate a colmare le lacune difensive dell'antica costruzione medievale, tramite quei torrioni che, pur nella loro imponenza, non evitavano che intere parti della città restassero indifese, esposte all'impeto degli assalti. Soltanto quando la classe dirigente lucchese cominciò ad assumere consapevolezza dell'inattualità e dell'inutilità di questa protezione si passò all'istituzione di un organo specifico destinato alla progettazione e alla manutenzione delle mura urbane, l'Offizio delle Fortificazioni - nato nel 1504 e rimasto in carica fino a quando i lavori non vennero ultimati, nel 1650 -, composto da sei tra i cittadini più illustri della città, eletti secondo il sistema dei terzieri, a cui si affiancarono esperti retribuiti che rispondevano alle direttive trasmesse loro da un commissario generale. Fu per merito di questi organi – che in ogni caso erano sottoposti alle decisioni e all'approvazione della magistratura del Consiglio Generale – che si arrivò a mettere in pratica quelle che come si è detto nel 1499 si limitavano ancora ad essere soltanto delle proposte. Era il 1513.

I fatti che portarono alle decisioni e alle misure prese in questo anno fondamentale – che bene sono stati esaminati e riepilogati da Roberta Martinelli e Giuliana Puccinelli nel loro volume1 dedicato alle mura urbane, al quale si fa qui riferimento – risalgono al 1509, quando Lucca, che aveva sostenuto la vicina Pisa durante l'assedio di cui abbiamo già parlato, per poi trovarsi in seguito isolata e costretta a subire i continui assalti contro le sue campagne da parte di Firenze, trattò con quest'ultima una tregua, che metteva al sicuro la Repubblica per i tre anni successivi, e che si sarebbe protratta per altri quindici se i pisani avessero capitolato prima del '12. Di fronte alla disfatta tempestiva di questi ultimi l'inquietudine lucchese tornò però a crescere, fino a sfociare nei provvedimenti del 1513.

Il fervore legislativo del Consiglio Generale si concentrò soprattutto nei mesi compresi tra luglio e dicembre, quando ormai la pressione che i fiorentini esercitavano sul contado cominciava a farsi intollerabile. Risale ad una seduta del Consiglio Generale del 28 luglio la delibera con la quale si autorizza l'estimo delle terre da occupare e degli edifici da demolire (extimandi et extimari faciendi a peritis dicta bona et loca pro convenienti pretio soluendo per dictum nostrum comune intra tres annos proximos futuros et speciale officium super fortificatione predicta et nunc facta dicta extimatione valeat et possit dicta bona et loca occupare pro causa suprascripta)2, e al primo agosto la decisione di distruggere alcuni edifici nei territori da occupare appena menzionati (in dicta occupatione terreni esset necesse destruere aliquam domum vel eius partem aut murum)3 affidando all'Offizio delle Fortificazioni il compito di reperire quanto fosse stato necessario per portare a compimento l'impresa: uomini, animali, carri per il trasporto (declarando quod prefatum officium super fortificatione possit pro dictis reparationibus faciendis imponere operas manuales currus lignamina cum bestiis oneraris in toto nostro comitatu et distinctu et cogere forenses ubicumque habitantes ad prestandas dictas operas ac etiam imponere pecunias loco dictarum operarum sub illis penis de quibus dicto officio indebitum)4. A riprova di una sollecitudine dettata dalle circostanze contingenti, e della necessità stringente di manodopera, il Consiglio degli anziani provvide anche ad emanare forme di tutela nei confronti delle maestranze, qualunque fosse stata la loro posizione di fronte alla giustizia (omnes illi qui deputabuntur ad laborandum in dictis locis non possint aut valeant in persona tam capi aut quoquomodo molestari tam in veniendo quamque in laborando in dictis riparis et fortificatione et postea discendendo non obstante quocumque publico vel privato debito et non obstante quacumque condemnatione ut banno tam reali quamcunque personali dummodo pacem habeant cum parte offensa in quibus pax requireretur et hoc pro tempore duorum mensium proximum futurum)5. Alla fine di agosto – al 28 per l'esattezza – risale invece la richiesta da parte del comune di un prestito di 10.000 ducati, da ricevere in due rate, e da affidarsi a coloro cui verosilmente veniva delegata anche la gestione economica delle future costruzioni (cives auctoritatem habeant expendendis dictas pecunias pro defensione et fortificatione civitatis nostre et eius territori)6, e il 27 settembre il Consiglio Generale dava ordine affinché si mettesse in pratica fin da subito quella demolizione che nel 1499 era stata soltanto paventata (et que demolitio fieri debeat hinc ad calendas ianuarias proximas futuras)7, per essere invece ora attutata immediatamente a partire dagli edifici principali dei due borghi, le chiese dei Santi Pietro e Donato, per le quali si pensava comunque già ad una nuova collocazione nel perimetro urbano (demolite sunt ecclesie sanctorum petri et donati ut scitis speciales cives et necesse esset locum invenire in quo loco nove ecclesie costruantur una cum domibus in quibus rectores habitare possint)8.

L'atto conclusivo di quella che potremmo considerare la gestazione del nuovo meccanismo di difesa, e della nuova città che quest'ultimo avrebbe costretto al suo interno – e non circondato, secondo invece i modi dell'urbanistica medievale -, la "tagliata", venne sancito poi e da lì subito realizzato con il consiglio del 25 ottobre (debeat pro salute et securitate ipsius nostre civitatis incidi et eradicari facere arbores)9, con la determinazione che ogni pianta dovesse essere estirpata (tam aptas ad sustinendas vites quam fructiferas quam non fructiferas et etiam ipsae vites extra et prope civitatem)10; al malcontento che queste misure avrebbero potuto spargere tra la popolazione – una disapprovazione che poteva essere causata tanto dal timore di una carestia dei mezzi di sussistenza, quanto dal trauma inevitabile di veder destinate le antiche aree agricole a nuove zone militari – le autorità provvidero minacciando pene pecuniarie severe per chi avesse osato opporsi a questo disboscamento, o piantare nuovi alberi.

Due anni più tardi le mura, finalmente, nello spazio che per loro era stato allestito, cominciavano a prendere forma, con l'innalzamento dei terrapieni e – nel 1516 - dei primi baluardi, agli inizi di quell'itinerario che, come da sempre avviene nelle costruzioni civili, le avrebbe private della loro natura originaria per consegnarle all'uso quotidiano delle epoche successive.

Arianna Adorni

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